Studio di Terapie della Mente del Corpo

 

 

Dott. Angelo MUSSO

Dott.ssa Ornella GADONI

C.so Sebastopoli 174 - 10137 Torino -

Tel & Fax 011 359840

 

 

 

 

 

 

 

 

 
  Studio di Terapie della Mente e del Corpo

 Articolo di Ornella GADONI, Psicopedagogista.

Titolo: "Mamma perché mi lasci sempre sola e vai a lavorare?"

Nei periodi delle festività, quando iniziano le vacanze scolastiche non tutte le attività professionali chiudono come le scuole. Di conseguenza in questo periodo, per i genitori che lavorano, in special modo per le madri, può capitare che si incontri qualche nuovo ostacolo nel tentativo di incastrare gli orari di tutti gli impegni. A questo si aggiunge la difficoltà nel far comprendere ai figli perché si debba andare a lavorare, invece di restare a casa con loro, che godono delle vacanze scolastiche. Senza trascurare che talvolta non è facile nemmeno per noi stesse trovare delle spiegazioni razionali nel vedere gli altri in festa mentre noi non ci possiamo staccare dai vincoli del lavoro.

Esaminare per un momento, con un po’ di ironia, lo svolgersi di queste giornate, può rivelare delle scene davvero ridicole: Fin dall’inizio il suono della sveglia ci fa l’effetto di una scossa elettrica che ci pervade lungo tutto il corpo e cominciamo a pensare macchinosamente tutte le operazioni da compiere. Quando ci mettiamo davanti all’armadio i vestiti ci sembrano mai stati tanto inadeguati: il primo è troppo corto, il secondo troppo lungo, il terzo ha un colore che non si addice all’umore, il quarto è troppo attillato e il quinto non è certo quello adatto all’incontro formale che dobbiamo avere con il tal Signor X. Finalmente dopo essere riuscite a vestirci, seguono le operazioni in sala trucco. Qui i capelli sembrano far parte dell’esercito più rivoluzionario che sia mai stato citato sui libri di storia e ci richiedono parecchio impegno per renderli malleabili. Proprio mentre litighiamo con l’ultimo ciuffo che stà all’insù, armate di lacca, le lancette dell’orologio sembrano urtarci fisicamente per spingerci sempre più all’alta velocità. L’ora segna improrogabile il tempo limite a nostra disposizione per recarci puntuali al lavoro, ma, una breccia si apre in tutto questo marasma e sospende per un attimo questa folle corsa, dietro la porta vediamo fare capolino alla nostra tenera e dolce bimba (o il nostro tenero bimbo) che, appena sveglia/o, ci osserva in silenzio. Vorremmo stare un po’ con lei/lui, per darle il buongiorno e magari giocare qualche minuto, ma l’orologio continua la sua corsa ....niente paura, il silenzio non dura a lungo: all’improvviso, dalla tenera voce della bimba/o, arriva il quesito più struggente...... che ci condizionerà per il prossimo futuro "Mamma perchè vai a lavorare e non resti a casa con me?". Ecco che la luce del pulsante dell’allarme si attiva nella nostra testa, mentre noi siamo alla ricerca della risposta più adeguata da far seguire a quella domanda. Mentre annaspiamo alla ricerca della formula per esprimerci nel modo migliore, la situazione precipita, perchè la bimba/o non vuole sentire ragioni e con insistenza fa presente di volere la mamma a casa.

Ma cosa possiamo rispondere? Sono pianti sofferti o solo capricci per farci disperare? Come possiamo reagire?

Ho avuto più volte modo di constatare che la crisi di sofferenza per la mamma che lavora si verifica con molta frequenza e in particolare nelle bambine intorno ai cinque anni e nei maschietti dopo i sei anni. [Senza incorrere nell’errore di inutili e fuorvianti generalizzazioni, occorre aver ben chiaro il fatto che, il momento della comparsa della crisi, dipende dalla personale storia di ogni bambino, ma vi può essere una motivazione comune.] Analizzando psicologicamente il motivo della comparsa di questa difficoltà, occorre partire da alcune considerazioni. A quest’età i bambini hanno superato buona parte del carattere egocentrico, hanno già avuto modo di acquisire e migliorare la capacità di condivisione delle norme sociali attraverso gli insegnamenti degli adulti della famiglia e della scuola materna e nel contempo hanno avuto modo di affermare la loro autonomia. Ecco in questo stà il punto fondamentale: quando i bambini si sentono parte integrante della società, al tempo stesso la loro individualità viene meno, solo nel rapporto affettivo-relazionale riescono a meglio identificarla. Dunque il timore che possa venire a mancare l’affetto della mamma, che rappresenta in assoluto il primo tramite attraverso il quale è cominciata l’esplorazione del mondo, può significare per il bambino dover mettere a repentaglio quanto fin’ora conquistato. L’affermazione del soggetto stà proprio nella certezza dei legami affettivi. Le vacanze scolastiche (natalizie, pasquali o estive) rappresentano un periodo in cui i piccoli allievi sono sollevati dai loro impegni che scandiscono gli orari della giornata, di conseguenza risulta implicito il desiderio di spendere tutto questo tempo in massima agiatezza, senza il distacco dai genitori (anche se il problema è legato più strettamente alla mamma). Invece spesso accade che i periodi di vacanza della scuola non coincidano con quelli lavorativi, ciò comporta che i bambini tangibilmente abbiano modo di rendersi conto che la mamma sia vincolata ad impegni al di fuori della famiglia. Ciò accade in particolare per i bambini della fascia di età compresa fra i cinque e sei anni, talvolta può addirittura risuonare una minaccia per il loro equilibrio prendere coscienza del fatto che i genitori non si occupino solo di loro e cancellare dalla loro mente quella velata illusione che si erano creati in merito, quando, assorbiti dai tempi della scuola, non si erano soffermati a pensarvi più di tanto.

[Questo momento di difficoltà, secondo un’interpretazione psicologica può essere ricollegabile a quello dell’inizio della scuola materna, intorno ai tre anni. Quest’ultimo, creando il distacco dall’ambiente domestico, segna in genere la comparsa della "crisi dell’abbandono", in cui il bambino teme di non rientrare più a casa. Verso la fine dell’ultimo anno della scuola materna, al contrario, quando ormai questo dubbio è stato ampiamente superato si può verificare un altro tipo di crisi, la cui origine è in un certo qual modo al polo opposto. Questa volta] è tra le pareti domestiche che si manifesta il timore di mettere in discussione gli affetti fin’ora dati per certi. In questo caso la madre che si allontana da casa, nonostante la presenza dei figli, fa sorgere mille dubbi che assalgono i bambini, i quali si chiedono "perchè lo fa?" "è forse attratta da situazioni che possono essere più importanti di noi?" "Ci vuole davvero bene?" "C’è qualcuno che ce la porta via?" "Ci penserà anche mentre lavora?" "Forse non le piacciono i nostri giochi?" e così di seguito.

Il consiglio che posso dare è quello di non sottovalutare i sentimenti che il piccolo soggetto prova in questi momenti, come per tutte le manifestazioni di difficoltà la sofferenza che viene espressa attraverso grida e pianti disperati non è solo una recita, ma l’esasperazione della constatazione di impotenza di fronte agli eventi. E’ quindi importante che i genitori prestino attenzione alle rimostranze del loro frugoletto, standogli vicino e aiutandolo a capire la situazione, ma ovviamente è strettamente necessario evitare di colpevolizzarsi per non essergli a completa disposizione. [E’ doveroso ricordare che lo svolgersi dell’intero percorso della vita dei figli non dipende dalla volontà dei genitori, quindi] sia che la scelta di lavorare dipenda dal desiderio di emancipazione sociale, o da una vera e propria necessità economica, o come spesso accade da entrambe le motivazioni, occorre ricordarsi che alla base della scelta vi è stata sicuramente una ponderata e opportuna valutazione. La protesta dei figli contro una situazione non condivisibile, secondo la loro momentanea visione, non deve risuonare per i genitori come motivo di colpevolizzazione per delle decisioni errate e nemmeno come richiesta di una revisione della loro impostazione di vita. In questo modo si potrebbe rischiare di dover continuamente modificare ogni situazione, dal momento che qualcosa di non condivisibile si avrà sempre modo di riscontrarlo.

[Inoltre c’è da tenere presente che quelli che oggi sono i nostri bambini, bisognosi di sostegno e protezione, sono destinati ad essere dei soggetti autonomi, capaci di muoversi e divincolarsi nelle realtà extra famigliari. Il mondo esterno va ben oltre l’intermediazione dei genitori, gli interventi a vantaggio e per il piacimento dei figli apportati da mamma e papà non possono arrivare ovunque, quindi è bene che fin dai primi anni di vita gli individui imparino ad accettare che vi siano delle condizioni che, anche se non condivisibili, devono essere accettate per quello che sono].

E’ bene quindi prestare un’adeguata attenzione quando il soggetto ancora in tenera età, manifesta insofferenza o addirittura sofferenza ad una situazione e maggiormente quando capita in modo insistente e ripetitivo, di certo non si possono ignorare i capricci.

Quindi se si sviluppano pianti e lamenti perchè la mamma va a lavorare, cerchiamo in primo luogo di comprendere quanto quella protesta condizioni il successivo comportamento del contestatore durante l’arco della giornata (magari attraverso i racconti di chi ci sostituisce nell’accudirlo). In questo modo si può rilevare l’effettiva incidenza dell’evento sul bambino, per valutare come intervenire. A volte questo argomento può essere individuato dai bambini per azionare qualche trucco per ottenere maggiori agevolazioni, oppure come momento di contestazione per soddisfare il bisogno e l’inevitabile manifestazione dello scontro generazionale. Per cui si potrebbe ricorrere alla tipica frase in cui ci si esprime dicendo "sono solo capricci". Ma attenzione i capricci aiutano i bambini a sfogarsi e ci segnalano comunque un temporaneo disagio. Ritengo positivo che i bambini si esprimano, in questo modo ci risulta più facile aiutarli, per cui un pianto va placato ma non bruscamente proibito. Ma non bisogna coinvolgersi eccessivamente nel capriccio, piuttosto riprendere l’argomento che lo ha causato quando le acque si sono calmate, in modo da aiutare i bambini a comprendere meglio la situazione che ha originato il capriccio e, come in questo caso, ad accettare razionalmente le regole sociali.