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Articolo di Angelo MUSSO articolo depositato presso L'AMi University per i colloqui preliminare per la realizzazione dell'albo delle Medicine non Convenzionali presso Il Ministero della Salute di Roma. Copyright © 2003 - 07 [By Angelo MUSSO]. Tutti i diritti riservati.

Dott. Angelo MUSSO

Psicologo Psicoterapeuta

Servizio di Psichiatria Adulti ASL 1 Torino

 

Studio Privato di Psicoterapia

C.so Sebastopoli,  174

10137  TORINO

Tel. & Fax  011 35 98 40

E-mail  psico.amusso@flashnet.it                                                 

 

 

Torino, 23 settembre 2002

 

 

 

Oggetto: Intervento in materia di “medicine non convenzionali”.

 

 

Ringrazio l’associazione AMI University nella persona del Presidente Signor Commendatore Orazio Sanseverino, per lo spazio concessomi per esprimere gli aspetti che ritengo importanti in materia di “medicine non convenzionali”.

 

      Ancora una volta il delicato ed importante tema delle medicine e delle terapie  non convenzionali che assumono sempre più richieste di riconoscimento e di diritto all’esercizio e alla pratica rivolta alle persone.

     Nessuna medicina potrà sostituirsi alla medicina convenzionale, né tanto meno vi sarà terapeuta che sostituisca il medico convenzionale.

    Tuttavia la necessità di richiesta e di risposta di utenza ed operatori impone l’attenzione e la necessità di legiferare in materia di medicine non convenzionali.

 

     I Signori legislatori sono pertanto chiamati a  stabilire linee guida ai percorsi che le “medicine non convenzionali” offrono con modalità complementare alla Medicina Ordinaria, occupandosi di prevenzione, intervento, cura e riabilitazione. 

     Abbiamo bisogno di nuovi Operatori della Salute, che adeguatamente formati in strutture Universitarie o in strutture private ma autorizzate ( come avviene per la specializzazione in psicoterapia per psicologi e medici) dal M.U.R.S.T. che garantiscono professionalità e competenza.

 

Il pranoterapeuta usa se stesso come “medicina non convenzionale”, propone un personale intervento non invasivo, spesso non tocca neanche il paziente, ma impone le mani ad una distanza che reputa idonea per interagire sulle attività fisiologiche del paziente.

Non fa diagnosi, segue linee guida del medico e di riflesso del paziente, si limita ad intervenire per dare sollievo stimolando il paziente ad autoguarire.

Il paziente dichiara di percepire, la pelle è un sensore dotato di recettori nervosi: calore, flusso energetico, emozioni, sensazioni che si spingono anche in profondità (sub-cutaneo e sub-muscolare).

Chi si occupa di medicina psicosomatica sa come molte patologie hanno una connaturalità diretta con aspetti psicologici, neurologici, endocrini ed immunologici. Eliminare ansie e tensioni nervose, per sedazione naturale da rilassamento, facilità ogni tipo di percorso di guarigione.

L’intervento pranoterapeutico ha innanzi tutto questa funzione di liberare il corpo e la mente del paziente dagli stati di ansia e di tensione neuromuscolare.

Il paziente percepisce vitalità si sente più in forma, migliora il tono dell’umore acquista fiducia e si canalizza verso la guarigione, mantenendo le linee guida terapeutiche somministrate dal proprio medico.

Il pranoterapeuta è una figura professionale salutistica indispensabile, si colloca con modalità complementare accanto alle professioni mediche aumentandone l’efficacia, senza alcun effetto collaterale.

 

Certo di avere sensibilizzato una riflessione sulle medicine non convenzionali ed in modo particolare sulla figura professionale del pranoterapeuta, colgo l’occasione per ringraziare Tutti coloro che intendono impegnarsi nel percorso di legalizzazione.

 

                                                                      Dr. Angelo MUSSO

 

 

In allegato materiale utile per il progetto delle “medicine non convenzionali” liberamente tratto dal mio libro:

Dialogo  medico - paziente, di Angelo MUSSO e Boris LUBAN - PLOZZA, Centro Scientifico Editore, 2000, Torino.

 

 LA PASSIONE DI GUARIRE

"Dio ci ha pensato e Lui è guarito". Ambroise Parè, il barbiere chirurgo del XVI secolo, sottolineava e si esprimeva ancora dicendo che l'esercizio terapeutico non potrebbe che pensarsi senza referenti  e che la guarigione dipende da un destino azzardato  e sottomesso ai capricci degli dei.

Nel XVI e  XVII secolo i dottori in Medicina dell'Università erano rappresentati dalla forte casta dei barbieri-chirurghi.. La medicina veniva applicata sovente da ricette barocche basate sulle terapie di sottrazione, clisteri, salassi e purgazioni, che erano gli strumenti fondamentali della pratica di guarigione.

...Alla fine del XVIII secolo il paesaggio va a modificarsi in modo considerevole, in primo luogo si realizza il progetto di riorganizzare la medicina di Cabanis, qualche anno prima la rivoluzione francese, si instaura il monopolio medico. Si crea immediatamente una reazione dei ciarlatani e dei guaritori sotto forma di veri e propri attacchi alla medicina ufficiale.

Le ricerche del XIX secolo contribuiscono a creare l'immagine della medicina in modo completamente trasformato e rinnovato. Le prime vittorie terapeutiche, così come l'instaurarsi dei metodi e modelli scientifici di intervento e ricerca in campo medico, hanno permesso alla medicina ufficale di imporsi e di avere credito nei confronti del consenso sociale e politico.

Nel 1902 in Francia la salute pubblica è un fatto che riguarda la medicina ufficiale, come affermano gli autori Herzlich C. e Pierret J.[1], , "La società finalmente delega il diritto di reagire e di valersi della salute e del corpo."[2]

Forte di certe posizioni si va ad intervenire sul nuovo sistema sanitario e sociale, su nuovi moralismi, per stimolare ogni individuo singolarmente dentro "l'epoca della medicina" cara al dott. Knock.

Il dovere della salute diventa quasi obbligatorio.

Pertanto la vittoria della medicina e della farmacologia, tra gli anni ‘40 e ‘50, raggiunge  un’apice positivo e di ampio consenso scientifico e sociale: la scoperta dei sulfamidici, la penicillina, gli antibiotici e le meraviglie della chirurgia, della biologia e della neurologia. Di fronte a tanta evoluzione non si può negare un maggior coinvolgimento e una nota di entusiasmo, tanto che il prof. Jean Bernard scrive che la medicina ha fatto passi da gigante più negli ultimi trent'anni che negli utlimi 30 secoli di storia.

 

 

 

 

 C'E' MEDICINA e MEDICINA.

 

Se da un lato il trionfo della medicina, che si basa su modelli scientifici, ha ottenuto consenso sociale e politico, si è organizzata con criteri di obbligatorietà di intervento nei confronti dei cittadini, con modelli di diritto e dovere alla salute, dall’altro le acque agitate  dei cosiddetti rivoluzionari, o meglio come definisce Jaques Attali  "l'ordre cannibale", fa pensare ad un elevato numero di reticenti alla valorizzazione per il riconoscimento della medicina ufficiale nelle prestazioni sanitarie nazionali.[3]

Come per incanto politica e medicina s'intersecano quando si tratta di ufficializzare le prestazioni sul territorio nazionale di un paese democratico, che riconosce valore ed importanza per la prevenzione e cura delle malattie dei suoi cittadini.

Un primo processo individuato dall'autore J Attali, è quello di una certa tendenza alla denuncia della medicina dentro i rapporti che essa ha con la classe sociale privilegiata.

Egli afferma che il sistema sanitario, pur essendo necessario porta con sè rischi e pericoli, proprio per il legame capitalista-economico. Il medico diventa un burocrate che nelle istituzioni sanitarie si comporta come un cannibale preoccupato di inglobare pazienti da espiantare e aggiustare, proprio come se fosse un meccanico. Si segnala il pericolo della disumanizzazione del paziente spesso relegato in un letto di corsia o in un manicomio. Si lascia unicamente spazio alla farmacologia gestita dal sistema infermieristico e agli interventi chirurgici di elevata abilità. Si aprono nuove frontiere tendenziose sui trapianti d'organi con notevoli tensioni da parte dei cittadini sul consenso o dissenso.

L'autore in senso ironico conclude affermando che come cannibali rischiamo per la salute di divoraci uno con l'altro.

Alcune classi meno abbienti sia culturalmente che economicamente, si lamentano spesso delle detrazioni alla fonte sul proprio stipendio per i servizi resi obbligatoriamente dal servizio sanitario e sarebbero, pare solo ideologicamente più propensi ad una sorta d'intervento sanitario gestito attraverso forme assicurative, come prevede ad esempio il modello sanitario statunitense.

 Le principali critiche, sovente di origine marxista, concernono il ruolo della medicina e del potere sanitario dentro il capitalismo che detiene la forza economica di un paese.

Le altre critiche mosse dall'opinione pubblica secondo Pascal Praiez, nel suo libro "la fureur therapeutique", sono mirate ad una aggressione alla classe medica ed alle istituzioni sanitarie. Si denuncia la frode tecnica degli interventi chirurgici, la estrema specializzazione martellante delle discipline mediche, la disumanizzazione degli ospedali o dei settori privati della salute. La medicina ufficiale è in sintesi accusata di essere una serie di tecniche che agiscono attraverso il medico nei confronti del paziente che altro non è che un "corpo-oggetto". Si riduce il paziente alla sua patologia o alla sua età, si dimentica la dimensione affettiva ed umanistica dell'essere umano.

A tale proposito si inserisce la posizione del filosofo ecologista Ivan Illich, il quale afferma  l'esistenza della "controproduttività paradossale della sanità". Si tratta della risultante paradossale di interpretazione che il paziente racconta dei suoi percorsi terapeutici "la medicina e la sanità creano più malattia che guarigione". [4]

Il fenomeno della diffidenza-paranoica nei confronti della sanità e del medico ufficiale ha preso piede più di quel che si pensi, basti pensare a quanto C. Herzlich e J Pierret chiamano il fenomeno dell'"autocura". Il paziente è spaventato e teme la decisione arbitraria del potere del medico. Il paziente vuole infatti conoscere e rendersi partecipe della propria cura e terapia di guarigione.

La medicina ufficiale ed il sistema sanitario vengono percepiti dal paziente come utili necessari per la salute pressochè irrinunciabili, ma nello stesso tempo il paziente ha paura, teme l'invasività esercitata nei confronti del suo disagio del suo disturbo o della sua malattia, che lo vedono troppo passivo e dunque facilmente manipolabile!

 

Per questi motivi secondo P. Prayez, in questo fine XX secolo si ripresentano le antiche medicine popolari ,che con l'appellativo di alternative o complentari, cercano con il consenso sociale, ma non ancora politico, di contrastare la prassi della medicina ufficiale.

Si parla di nascita di medicine dolci, medicine che si rivolgono all'uomo in quanto tale rispettandolo nella sua interezza e totalità di emozioni, affetti e cognizioni.

Si parla di cure pagliative che si uniscono alle tanto discusse terapie invasive della cura del cancro.

Alle soglie del terzo millennio si affaccia la necessità di recuperare dal passato una cultura della medicina, che con l'avvento del capitalismo e della tecnologia, così come dell'organizzazione della società centrata sul lavoro, hanno dimenticato dietro di sé, lungo i cosidetti percorsi evolutivi della scienza.

 

 

 

 

LA MOLTIPLICAZIONE DEI CONCETTI DI SALUTE

Le molte questioni apparse sui giornali attraverso i mass media televisivi, sono indirizzate a mettere in risalto la necessità di ordinare in un disegno di legge gli svariati modelli e metodologie di intervento riguardanti la salute degli individui.

Vi è una corsa da parte degli individui che aderiscono alle cure della medicina ufficiale, a spostare il loro bisogno di curarsi e a farsi curare con terapie naturali, quali l'omepatia, la fitoterapia, l'aromaterapia, gli oligoelementi, la cromoterapia, la cristalloterapia, la pranoterapia ecc...

Si fidano della diagnosi fatta attraverso l'iridologia, oppure di quella testata attraverso la macchina del vega test. Nelle classi sociali più elevate il target salutistico si spinge ancora oltre, vanno di moda le medicine esotiche ed orientali. Gli snob preferiscono curarsi con le medicine ajurvediche o quelle tibetane, altri ancora preferiscono guarigioni di tipo sciamanico sudamericano o indiano.

Durante le mie visite (qui parla l’autore Luban-Plozza) chiedo sempre ai miei pazienti “da che mago è stato”. Mi sono reso conto che nella ricostruzione dell’anamnesi, questa domanda completa la ricerca e talvolta sorprende in modo favorevole. Un paziente ad esempio mi rispose compiaciuto “come fa a saperlo?” e volle fornirmene persino le generalità.[5] Interessarsi all’intero percorso vissuto dal paziente, aiuta a conquistare la  fiducia nella relazione.

Mentre medici rigidi ma moderati come Jan Carpentier affermano "che la medicina convenzionale resta il solo modello di riferimento per la salute degli individui"; altri più esasperati e allarmisti, come M. Dupont,  affermano che è ridicolo pensare che le terapie naturali o alternative si prefiggano soluzioni di cura e guarigione, esprimendosi in questo modo “Questa panacea è il vile trionfo dei terapeuti ciarlatani seduttori e imbroglioni!”

Alcune persone socialmente e scientificamente impegnate, asseriscono con obiettività l'importanza della presenza delle terapie naturali; esse devono avere una loro precisa collocazione, non possono sostituirsi alla medicina ufficiale, assolvono un compito preciso che è quello di lenire e curare alcune forme lievi di patologia e contribuiscono a mantenere in salute gli individui che ne fanno uso. Di estrema importanza è la preparazione degli operatori del settore  delle “medicine naturali", che deve essere affidato ai percorsi degli studi universitari, sia per la tutela della stessa disciplina, quanto per la salvaguardia degli individui che si affidano con fiducia all'operatore naturopata.

 

 

PREVENZIONE E SALUTOGENESI TERAPEUTA-PAZIENTE

E’ noto quanto sia complesso e difficile, considerati gli interessi politico-economici contrastanti, risanare l’ambiente fisico e sociale. E’ perciò necessario richiamarsi alla biologia e alla ricerca sperimentale, che possono fornire parametri obiettivi, per indirizzare le scelte politiche.

Soprattutto nei confronti della necessaria prevenzione, non vanno dimenticate le conseguenze  del cosiddetto “malessere esistenziale” scatenato dalla società,  per lo strutturarsi e il mantenersi di  continui feedback di aggiustamento relazionale e comportamentale sugli individui.

E’ importante ricordare quanti sono i pazienti che si presentano dal medico di base o al pronto soccorso, o chiedono aiuto e sostegno agli psicologi, perchè afflitti da profondi disagi familiari, sociali di lavoro, che incidono sul loro personale stato di salute, minacciando le loro capacità di lavoro e la qualità della vita affettiva.

Nella prevenzione come nella terapia, è importante deburocratizzare - quindi riumanizzare - la relazione terapeuta paziente. E’ appunto ciò che il paziente stesso chiede, sul piano sia personale che nelle strutture.

Lo testimoniano le varie “carte dei diritti del malato”. Non solo da noi ma in tutto il mondo, come dimostrano i resoconti delle commissioni di studio, si constata l’inaridimento dei rapporti umani e sociali in generale, e della relazione medico paziente in particolare. Vale specialmente per i paesi ad alto sviluppo economico il che contrasta con le misure di prevenzione fisica da questi adottate.

Certo il rapporto umano medico paziente non s’improvvisa ma s’impara. E’ perciò essenziale la formazione da intendere in senso non solo scientifico ma anche comportamentale. Concluso l’iter universitario il medico si aggiorna, si educa di continuo, si mette alla prova - e si mette in gioco - nel colloquio con il malato ( si veda, in materia l’utilità dei gruppi Balint).

Oltre che terapeuta il medico deve farsi “operatore di salute”: tecnico della prevenzione, ma anche promotore dei comportamenti che “ la buona salute” (questo è il significato del neologismo salutogenesi) .

Basi della medicina preventiva:

1. la ricerca scientifica: biologica, fisico-chimica e ingenieristica. I risultati sono da valutare in base all’intrinseca validità delle discipline e al progresso della loro diffusione.

2. La formazione universitaria, rigorosa e selettiva

3 La formazione continua del medico, del personale tecnico e infermieristico (le svariate modalità sono in relazione alla funzione per contenuti, spazio, tempo e mezzi)

4. Il recupero della globalità somatica della persona.

Ogni progetto educativo, ogni discorso pedagogico comporta un’immagine, una concezione dell’uomo. Sullo sfondo di quest’ipotesi, che è filosofica, occorre valutare il senso e l’efficacia di qualsiasi “ educazione permanente”. E’ quindi implicita una visione del mondo che possiamo definire “umanesimo scientifico”, di conseguenza un progetto di società sempre più aperta, partecipativa, democratica. Alla luce di questo postulato è legittimo chiedersi se esista un pensiero, se ancora vengano professate e praticate “pedagogie” -  nello stato attuale dei rapporti globalizzati ma quantificati - che pongano l’uomo veramente al centro delle preoccupazioni. In questo mondo in cui “ le ideologie sono maschere e le economie sono motori” deve esser ancora possibile prospettare la crescita culturale (ossia comportamentale) dell’uomo.

Ciò significa per il medico-umanista in primo luogo, porsi l’obiettivo di conoscere l’“Olom umano” nella complessità  - e contradditorietà - dei suoi modi di esistere e di essere. Il recupero di umanità nel rapporto medico-paziente risponde a queste esigenze. Ricordarsi dell’inserimento obbligatorio nel corso di laurea in medicina di tre esami fondamentali di psicologia.

 

 

VERSO UN’ECOLOGIA DELLA MENTE DEL CORPO E DELL’AMBIENTE: LA “NUOVA MEDICINA”

 

Il concetto di salute e di malattia è un concetto legato alla cultura e ai periodi epocali, si presta dunque a modificazioni quasi radicali, in relazione alla concezione dell’uomo e della vita che ogni sistema etnico, culturalmente evoluto, sia in grado di esprimere e organizzare, dalla filosofia ai modelli scientifici.

L’assioma di base dal quale partire per ogni tipo di interpretazione della malattia è quello elementare e noto a tutti: “che se ogni individuo nasce da modelli genitoriali che geneticamente sono sani, si conquista il diritto biologico di nascere, vivere e morire di vecchiaia, senza che intervengano fattori scatenanti le patologie”. Così facendo mutano le posizioni interpretative per quanto riguardano le cause dello scatenarsi delle malattie. Ammesso che sia lecito parlare di scatenarsi di malattie,  diventa estremamente diverso spiegarne l’origine e lo sviluppo per ogni  operatore salutista, dal monaco tibetano, al curanderos peruviano, allo sciamano africano per finire all’internista dell’ospedale di una metropoli occidentale.

 E’ indispensabile, all’inizio di questa trattazione, menzionare il filosofo Renè Descartes, il cui cognome venne latinizzato in Cartesio, in quanto è sicuramente il simbolo embrionale della nascita delle metodologie scientifiche. Egli nacque a La Haye, in Francia nel 1596, era convinto più che mai che l’uomo potesse raggiungere conoscenza di se stesso unicamente attraverso l’uso della ragione. Le sue idee di speculatore filosofico instancabile, di laborioso ricercatore della medicina e della fisiologia umana, basate sull’importanza del corpo, del cervello e della mente  ancora oggi risultano esser intuizioni e deduzioni davvero singolari.

Cartesio separa come è noto la mente dal cervello e dal corpo in una concezione filosofica dualistica, che propone l’idea che mente e cervello siano  in relazione, ma solo nel senso che la mente vive e opera nel cervello solo perchè questo è vivo e permette alla mente di attuarsi. La relazione è di stretta interdipendenza senza cervello la mente non c’è! Questa separazione è puramente concettuale, l’errore cartesiano sta proprio qui! Mente, cervello e corpo sono un unico strumento, che emette suoni e linguaggi diversi, abitano un unico teatro che è la sopravvivenza e l’esistenza dell’individuo, nella sua totalità![6]

Le scoperte compiute di recente nel campo delle neuroscienze hanno indotto a rivedere di molto le precedenti radicate teorie sulla funzione cerebrale. E’ pressoché certo che i circuiti di gran parte dell’encefalo conservino notevole plasticità, per tutta la durata della vita. Anche se diminuiscono con l’età; si realizza una costante riorganizzazione delle funzioni, che serve a rafforzare alcune correlazioni sinaptiche e a indebolirne altre. Quanta parte della fondamentale struttura dell’encefalo sia geneticamente determinata dipende dall’anatomia. La sua parte inferiore, ovvero il tronco cerebrale e l’ipotalamo, pare non variare da individuo ad individuo.

Sembra quindi che quanto più si sale in alto nell’encefalo, tanto più adattabile questo si dimostra alle influenze dell’ambiente. L’adattamento ha luogo tramite la formazione di nuove sinapsi, il rafforzamento di quelle esistenti e l’aumentata efficacia delle interazioni fra mediatori chimici. Tanto più una serie di collegamenti viene usata, tanto più essa diventa forte,. per analoghi motivi le sinapsi che non vengono usate, cessano di funzionare o scompaiono. Si reputa quindi che le sezioni più recenti dell’encefalo, considerate tali sotto il profilo evolutivo, siano meno soggette alla predeterminazione genetica delle sezioni inferiori più arcaiche. In qualsiasi momento  il funzionamento della parte superiore dell’encefalo è in gran parte determinata dall’esperienza psicologica e pedagogica di relazione con gli altri e con l’ambiente! Il continuo riadattamento è dovuto non solo ai messaggi del mondo esterno, ma anche a quelli provenienti dai profondi recessi dell’organismo. Questi messaggi sono trasmessi attraverso impulsi nervosi, neuropeptidi e altre molecole-segnale.

Non sono solo i suoni, le immagini e altri stimoli ambientali a influenzare lo sviluppo e le modifiche delle sinapsi, anche le emozioni vengono elaborate dal cervello e con esse i ricordi, le sensazioni, le impressioni, le percezioni e le risposte. Quindi il processo cerebrale consiste in un continuo, perpetuo, meccanismo di apprendimento, con nuove connessioni sinaptiche e rielaborazione di altre, alcune vengono rafforzate, come già detto, altre indebolite, altre spariscono.

I segnali che raggiungono la corteccia cerebrale provengono da ogni parte esogena l’individuo, attraverso i cinque organi di senso ed endogena nel dialogo mente-corpo, anche da strutture disparate come i muscoli, polmoni e viscere. Le cellule del corpo scambiano con il centro cerebrale di coordinazione e controllo innumerevoli messaggi di natura chimica ed elettrica. L’organismo è dunque un’unità in cui tutti i costituenti sono in ininterrotta, anche se indiretta, comunicazione reciproca.

Giunti a questo punto è comprensibile il motivo per cui diventi necessario abbracciare un termine ed un modello di medicina che sia in grado di includere il rapporto mente corpo e ambiente: la medicina olistica!

Il concetto di olismo deriva per riferimenti tradizionali da un testo scritto nel 1926 dal filosofo sudafricano Jan Smut dal titolo: Holism and Evolution.

A seguito di questa pubblicazione ebbero inizio nuovi movimenti culturali che, sensibili alla filosofia olistica, contrastarono , con valide motivazioni, gli aspetti riduzionistici della scienza e della medicina ufficiale convenzionale, che tende a semplificare eccessivamente apparati ed organismi complessi.

L’assunto fondamentale della “nuova” medicina psicosomatica è che l’uomo è un sistema irriducibile alle parti che lo compongono! L’uomo è descrivibile, con una separazione artificiosa, come un’unità costituita da tre livelli di complessità: è un unità eco-psico-somatica. [7]

L’unità psicosomatica è percorsa da continui flussi di informazioni e scambi di energia, ogni livello di complessità è un sistema aperto, proprio perchè esprime questi scambi con i livelli interconnessi. Così una cellula è un sistema aperto, in quanto interagisce continuamente con altre cellule, altre molecole, altri campi elettrici e così via. Lo stesso vale per il soggetto, la famiglia o qualsiasi altro livello di complessità.

Un altro filone di ricerca che indica una stretta interazione fra livelli di complessità molto distanti è quello della cronobiologia.[8] Questa scienza studia l’organizzazione temporale, e quindi i ritmi del nostro sistema psicobiologico e la loro correlazione con i ritmi naturali dell’ambiente in cui siamo immersi. Il nostro psicosoma risente continuamente dei ritmi esterni come il ritmo circadiano del giorno e della notte, o i ritmi stagionali e quelli circannuali.

In questa prospettiva  la malattia non è la rottura della macchina, ma uno stato particolare del funzionamento del sistema: si può pensare alla malattia come a uno squilibrio che si manifesta ad un livello di complessità, ma che può avere le radici anche a un livello molto distante.

La malattia non è una lesione d’organo, ma è un malfunzionamento che può essere della cellula, della società o di qualsiasi altro sistema che vogliamo individuare.

Sono interessati alla malattia tutti i sistemi connessi a quello che la manifesta, la malattia non è necessariamente obiettivabile con i rivelamenti descrittivi, come ad esempio una radiografia, o chimici, o con qualche altro sistema che si occupi di un solo livello di complessità.

La malattia non è necessariamente una manifestazione fisica o materiale. La malattia è definibile come la risposta compensatoria a uno squilibrio di uno dei livelli di complessità.

Il modello medico ufficiale ritiene ad esempio che la causa di una cefalea risieda in un disturbo cranico cerebrale di tipo locale, come ad esempio un’alterazione dei vasi sanguigni, una contrazione muscolare, o un tumore cerebrale. Esclusa questa malattia locale, che è la minoranza dei casi, la cefalea viene classificata come essenziale, cioè non si conosce la causa e viene curata sintomatologicamente con analgesici!

Il modello di una “nuova” medicina psicosomatica dopo aver accuratamente escluso una patologia localizzata, indagherà su altri sistemi per valutarne il buon funzionamento. Spesso ad esempio la cefalea è conseguenza di uno squilibrio epatico intestinale, ma potrebbe anche trattarsi di un segnale di difficoltà nei rapporti di coppia, o di una desincronizzazione con l’ambiente esterno, o altro ancora.

La medicina della “nuova” psicosomatica non è una medicina che vuole sostituirsi a quella ufficiale, ma è un modello che deve inglobare al suo interno il meccanicismo e  costituirne il superamento!

La salute è invece la capacità di rispondere ai cambiamenti del sistema trifasico dell’essere umano mediante adattamenti! La malattia è un tentativo errato di salute, è il segno di uno squilibrio, la crisi, che richiede un nuovo adattamento funzionale e salvifico. La salute di un sistema, sia esso un uomo, una famiglia, il gruppo o la società, è la capacità dinamica di cambiare, dimostrando intelligenza e flessibilità. In questo modello di interpretazione olistica la malattia ha una finalità: essa è l’occasione critica di cambiamento e di crescita. Il medico non è più il meccanico che ha l’obiettivo di eliminare i sintomi, ma è il catalizzatore del cambiamento attraverso un’azione sulle risorse del sistema ai fini di permettere la crescita. Vis medicatrix naturae!

Il medico diventa un nodo del sistema coinvolto nel sistema stesso, senza poter essere un passivo osservatore. In ogni intervento terapeutico occorre ricordare che il sintomo, che compare in un sistema non coincide con la malattia, la quale può trovarsi in un diverso livello di complessità.

 

 

 

 

 

 

 

 


 

[1] Herlich C. e Pierret J.  (1984 ) Malades d'hier, malades d'aujord'hui, Payot,

[2] Goubert J.P. e Lorillot D. (1985), Le corp mèdical et le changement, Privat, Paris.

[3] Attali J. (1979), L’ordre Cannibale, Grasset, Parigi.

[4] Illich,  I., (1991),  Nemesi medica - L’Espropriazione della Salute, Red Ed., Como.

In questo libro Illich demonizza i farmaci ritenendoli più dannosi che utili.

In proposito però l’autore Boris Luban Plozza,  racconta un episodio curioso che ha osservato direttamente..  Nel Natale del 1978 Ivan Illich venne a trovare l’amico Erich Fromm,  pernottando all’Albergo Eden Rock di Ascona.  Boris, essendo amico di Erich Fromm, ebbe modo di partecipare a questo incontro. Quando egli  si recò a salutare Ivan  nella sua camera, rimase stupefatto dalla quantità di farmaci che, sul comodino da letto, erano pronti all’uso. Boris si permise di notare ad alta voce la contraddizione rispetto agli scritti di Ivan; quest’ultimo rispose “non vale quello che ho, ma quello che sono”

[5] Questo paziente confidò alla segretaria dello studio il suo stupore nelle capacità del medico che aveva saputo capire che in precedenza egli si fosse rivolto ad un mago. Durante la confidenza lo si percepiva felice e soddisfatto di poter fare questa rivelazione ad un medico, anche se solo in quel frangente, a tete à tete con la segretaria, volle aggiungere di aver ammesso di essere stato da due maghi, mentre in verità ne aveva consultati sette. 

[6] Damasio A.R., (1997) L’errore di Cartesio, Adelphi Edizioni, Milano.

[7] Con il termine eco , ci riferiamo all’ambiente fisico, naturale o artificiale in cui l’uomo vive mettendosi necessariamente in relazione. La sfera  psico costituisce la parte cognitiva, emozionale ed estetico-spirituale dell’uomo. Il soma corrisponde alle componenti biologiche, biochimiche, materiali dell’uomo.

[8] Angelo MUSSO (1994) Dialogo corpo-mente, Centro Scientifico Editore, Torino.