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Gli scherzi del cervello

Le buone  e naturali interferenze del cervello sul comportamento umano

 

Di Angelo MUSSO, psicologo – psicoterapeuta – bionaturopata

Sito: www.culturandbenessere.com     e-mail amussso@aruba.it

 

 

Il cervello  presiede e regola tutte le funzioni e le fisiologie automatiche del nostro corpo, genera l’attività complessa e straordinaria della mente che attraverso l’Io volontà organizza la mentalità di ogni individuo compresa la capacità di pensare e di riflettere.

Nella complessità delle funzionalità del cervello vi sono fenomeni naturali dove cervello e mente spesso agiscono in automatico senza possibili razionalizzazioni cognitive. Si manifestano altresì comportamenti naturali curiosi e bizzarri.

 

Neuroni a specchio, copiare per imitare?

 

Esperimenti condotti in questi anni hanno portato alla scoperta di un sorprendente tipo di neuroni che può fare da tramite tra il sè e gli altri: i neuroni specchio ("mirror neurons"). Questi neuroni, scoperti nella scimmia, hanno una duplice proprietà.

Da una parte si attivano quando la scimmia compie una azione, ad esempio prende un oggetto; dall'altra si attivano in maniera simile quando la scimmia vede un altro individuo, un'altra scimmia o un uomo, fare la stessa azione.

Un'azione fatta da un altro fa "risuonare" nell'interno di chi osserva l'azione i neuroni che si attiverebbero se lui stesso facesse quell'azione. Nell'uomo il sistema "mirror" è stato dimostrato in maniera indiretta, mediante varie tecniche. Il sistema appare comprendere molteplici aree cerebrali, incluse le aree del linguaggio, ed intervenire, oltre che nella comprensione delle azioni, anche nella capacità di imitare, una capacità che in senso proprio appartiene solo all'uomo ed ai primati superiori. Le conseguenze di questi dati sono molteplici. Tra queste alcune sono particolarmente importanti.

-          Primo, per comprendere gli altri dobbiamo prima creare delle conoscenze interne, degli "a priori" legati, come voleva già Helmoltz, al sistema motorio, il sistema che "verifica" le nostre conoscenze.

-          Secondo, tra noi e gli altri c'è un legame empatico. Gli altri entrano continuamente in noi con il loro agire. Cio' sia in caso di azioni "fredde", prive di valenza emotiva, ma anche (gli esperimenti su questo punto sono però scarsi) anche per azioni emotivamente "calde".

-          Terzo, ogni analogia tra cervello e computer, come spesso si sostiene, cade non solo per le differenze di funzionamento, ma per la logica intrinseca del cervello che è strettamente legato al mondo esterno ed agli altri. Infine il sorprendente legame tra il nostro agire e quello degli altri potrebbe essere alla base del comportamento altruistico, imitando buoni modelli superiamo la condizione dell’egoismo genetico apprendendo l’altruismo socializzando con gli altri grazie ai neuroni a specchio.

 

L’imitazione naturale e spontanea

Sono stati condotti interessanti studi di osservazione comportamentale posturale dei sue sessi nelle spiagge estive, quando vi è alta concentrazione  di persone e dove ciascuno può assumere le più diverse posizioni e posture.

Le ha studiate lo psichiatra inglese Albert Sheffler. Egli ha individuato 23 posizioni: seduti, sdraiati sul dorso o sul ventre o su un fianco, le mani sotto il capo o sulla fronte o sull’addome, attorno alle ginocchia, gambe o braccia piegate, e via via.

Un'altra indagine condotta sulle coppie uomo-donna, o due donne o due uomini, hanno rivelato che sono 240 le posizioni che vengono assunte e che nel 54% dei casi la donna tende ad imitare la posizione dell’uomo che le sta di fronte, quasi a dimostrare che il gentil sesso possiede un’attivazione più marcata dei neuroni a specchio.

Quando si tratta di due uomini, vi è un minore livello di imitazione  solo nel 24% uno dei due imita l’altro.

L’uomo è portato  a modificare la sua posizione ogni 97 secondi, quindi ogni minuto e mezzo gli uomini in spiaggia si muovono cambiando postura.

Le donne sono più quiete come movimenti posturali, probabilmente perché dedite alla normale tintarella di sole.

 

- Esistono ulteriori studi sui meccanismi di imitazione degli esseri umani.

Lo studio dell’Istituto di Psichiatria di Osaka in Giappone ha evidenziato come avviene il trasferimento dei comportamenti dei genitori verso i figli in modo del tutto automatico, una sorta di effetto plagio con assenza di volontà specifica. Gli specialisti dott. K. Abe e N. Oda avevano individuato 22 sintomi tra i bambini che erano stati affidati alle loro indagini e cure.

Erano sintomi non eccessivamente gravi, ma importanti perché in grado di suscitare qualche giusta apprensione da parte dei genitori.

I sintomi erano: digrignare i denti, facili nausee, facili diarree, indecisione, difficoltà a prendere sonno, periodici stati depressivi, frequenti soliloqui, ipocondria, paura di arrossire, cefalea, parlare durante il sonno, sonnambulismo, pignoleria, irritabilità, eccetera.

Gli studiosi cercarono di capire se la manifestazione dei sintomi che i bambini esprimevano avessero origine materna, paterna ereditaria o per assurdo  origine imitatoria.

Passati in rassegna circa mille genitori, gli studiosi riuscirono a circoscrivere che almeno 10 dei 22 sintomi che i 500 bambini manifestavano erano emulati, cioè copiati e assimilati involontariamente. I sintomi erano: Cefalea, diarrea, irrequietezza, pignoleria, cocciutaggine, frequenti soliloqui, irritabilità, sonnambulismo.

 

Dal Corpo alla Mente. Può l’esercizio fisico influire sulla mente?

L’esercizio fisico sportivo come ad esempio il nuoto determina un maggior afflusso di sangue e di ossigeno al cervello, perciò viene consigliato agli anziani con danni vascolari da arteriosclerosi.

Si è constatato che l’esercizio fisico non eccessivo provoca un aumento di testosterone e dell’ormone della crescita ivi compreso l’attivazione di endorfine ed encefaline.

 

 

 

 

La corsa?  Rilascia sostanze simili alla marijuana

 

Correre è come fumare marijuana, però senza effetti collaterali. Infatti mette in circolo sostanze simili ai principi psicoattivi presenti nella pianta, che agiscono sul cervello dando sensazione di euforia. Una scoperta che potrebbe portare a trattare il dolore di alcuni malati con principi chimici simili a quello che compare durante la corsa, la anandamide.

L'hanno scoperto scienziati del Georgia Institute of Technology e dell'Università della California presso Irvine, spiegando il fenomeno che dagli anni Settanta è definito in America l’«euforia del corridore». Secondo quanto riferito dall'autore dello studio, Arne Dietrich, sulla rivista «NeuroReport», ciò è spiegabile come un meccanismo messo in atto dal corpo per proteggersi dal dolore e per sopportare meglio lo sforzo muscolare durante l'attività.

Se è così, suggerisce Dietrich, allora molti pazienti che devono combattere col dolore oltre che con la malattia, per esempio malati di tumore ad uno stadio avanzato, potrebbero trarre benefici da principi chimici realizzati sulla base di quello naturale, appunto, la anandamide. L'anandamide è una molecola lipidica (un grasso) naturalmente presente nel corpo e con le stesse proprietà dei tetracannabinoidi rilasciati dalla marijuana sul sistema nervoso.

 

Alcuni comportamenti quali l’aggressività, sembrano legati ad un tratto ben definito del cromosoma maschile, mentre l’ostinazione irriflessiva sembra legata al cromosoma 21.

Ma credere che tutta la vita dipenda dai cromosomi è un eccesso interpretativo.

Vi sono molecole quali gli istoni, che possono bloccare o sbloccare i cromosomi.

Queste molecole possono essere modificate in parte dalla nostra volontà. Se tutto fosse prestabilito saremmo degli automi senza libero arbitrio.

E’ stabilito che le funzioni della volontà, l’Io del Cervello, controlla il proprio cervello e lo modifica: lo ammala e lo guarisce.

 

Dunque correre e fare sport con moderazione, con pertinenza specifica per sesso , per età e per patologie, aiuta a stare bene. Soprattutto usando l’IO della mente che gestisce il cervello, tutto può trasformarsi in una utile psicoterapia naturale, che stimola l’ordine e la funzionalità naturale delle fisiologie dell’organismo umano.

 

Il cervello e la mente

Il cervello è costituito da 10 miliardi di cellule nervose e da 100 miliardi di cellule gliali che nutrono e sostengono le prime e da cui più frequentemente nascono purtroppo i tumori cerebrali chiamati appunto gliomi.

Il cervello è il primo organo ad affermarsi nella scala dello sviluppo fetale.

Al 18esimo giorno di gestazione è già comparsa nel feto una placca neuronale.

A quattro anni il cervello ha già raggiunto il 90% del suo peso definitivo mentre alla stessa età il corpo ha raggiunto solo il 20% del peso da adulto.

Alla nascita il cervello pesa 340 grammi

A sei mesi 750 grammi

A una anno 980 grammi

A 3 anni 1200 grammi

A 12 anni 1350 grammi

A 20 anni 1550 grammi

Il cervello cresce e ramifica connessioni tra le cellule nervose fino a 22-24 anni di età, dopo di che inizia una moria naturale dei neuroni che non vengono rimpiazzati. Tuttavia l’enorme quantità di cellule nervose a nostra disposizione grantiscono lucidità e funzionalità vitale anche fino a cent’anni.

 

Gli emisferi cerebrali e le loro interferenze: Deja Vu

L’emisfero  cerebrale sinistro è il più attivo rispetto all’emisfero destro, questo accade quasi sempre nelle popolazioni occidentali.

In quelle orientali nello specifico nelle culture ed etnie Cinesi e Giapponesi, che usano una grafia per immagini ed icone, l’emisfero attivo dominante diventa preferibilmente quello destro ed il sinistro rimane complementare.

Nel modo occidentale con il tipo di grafia e di linguaggio di comunicazione l’emisfero sinistro è quello fondamentale e presiede attraverso la funzionalità della neocorteccia le funzioni superiori dell’io della mente: il linguaggio, la scrittura e l’autocoscienza.

E’ altrettanto noto per il fenomeno dell’incrocio dei nervi ottici che ciò che vediamo con l’occhio destro è chiaramente recepito dal’emisfero sinistro e viceversa per via della reversibilità funzionale degli emisferi cerebrali con le parti del corpo.

Grazie agli studi condotti da Sir John Eccles, Come l' Io controlla il suo cervello, sappiamo che ciò che viene visto solo con l’occhio sinistro viene poi decodificato come immagine nelle aree cerebrali dell’area destra che non consente una rapida connessione di comprensione cognitiva e comportamentale.

Al contrario gli stimoli visivi recepiti con l’occhio destro e comunicati alla parte sinistra dominante del cervello vengono capiti assimilati e memorizzati in modo pressoché diretto.

Tuttavia attraverso il corpo calloso centrale, formato da circa 200 milioni di fibre nervose le quali trasportano circa 4 miliardi di impulsi al secondo, mettono in connessione i deu emisferi cerebrali. Questo collegamento complesso e non ancora chiaro agli occhi dei neurofisiologi, ci aiuta a capire che alcuni danni da microemorragie che possono manifestarsi nell’emisfero destro non dominante, ma complementare, creano interferenze nella funzionalità delle capacità ad esempio linguistiche o dello scrivere dell’emisfero sinistro dominante.

 

Il taglia e incolla degli emisferi cerebrali

Anche i deja vu trovano un ipotesi interpretativa nella funzionalità dei due emisferi cerebrali. Un luogo, una persona, mai visti possono invece darci sensazione emotiva di conoscerli da sempre. Che cosa accade al nostro cervello?

Evidentemente abbiamo anche in prima battuta sul momento nel hic et nunc  abbiamo osservato il luogo e la persona con l’occhio sinistro. L’immagine si è fissata nell’emisfero destro e lentamente attraverso le connessioni del corpo calloso, l’immagine va trasferendosi all’emisfero sinistro. Nel frattempo il personaggio sta osservando anche con l’occhio destro e sta facendo lavorare l’emisfero sinistro. A sua insaputa i dati di immagine nel cervello destro si sovrappongono a sinistra, dove si sta codificando l’immagine nuova del luogo e della persona.

 

La forte sovrapposizione delle stesse immagini di luogo o di persona, una specie di taglia e incolla, fornisce una reazione emotiva di aver già visto il luogo e la persona.

Come se i dati invece che provenire ex novo dall’emisfero destro percepito con l’occhio sinistro, provenissero dalla banca dati della memoria.

In realtà per questo scherzo di sovrapposizione dell’immagine del luogo o della persona ci fa pensare al già visto o conosciuto, mentre è tutto nuovo sul momento.

Di qui l’immaginazione psicologica galoppa è da adito a costrutti fantasiosi legati a superstizioni, leggende e sistemi religiosi di credenza.

 

 

Il nostro cervello vede istintivamente l'ombra proiettata dal nostro corpo come se fosse un'estensione fisica dello stesso.

 

Lo hanno scoperto due ricercatori italiani Umberto Castiello dell'Università di Trento, e Francesco Pavani, della Royal Holloway University di Londra. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista "Nature Neuroscience".

I ricercatori hanno infatti verificato che le persone sottoposte a stimoli (oggetti o raggi luminosi che si avvicinano al corpo) durante un esperimento reagiscono nello stesso modo e con la stessa velocità se lo stimolo è rivolto alla loro ombra. Ad esempio, se lo stimolo "tocca" l'ombra della nostra mano, la reazione è la stessa che se toccasse la mano vera e propria.

Secondo i ricercatori questo avviene perché il cervello usa anche l'ombra per elaborare la proiezione tridimensionale del corpo e per inserirlo nell'ambiente che lo circonda. Secondo Margaret Livingstone, ricercatrice della Harvard Medical School di Boston, le persone sentono un legame intuitivo e immediato con i propri "confini", anche quelli disegnati dalle ombre. "Da bambini abbiamo tutti provato la diffidenza e il disagio quando qualcuno cammina sulla nostra ombra" dice la Livingstone, "e ci sono persone adulte che sentono ancora la stessa cosa."

Per dimostrare il legame tra la nostra percezione corporea e la nostra ombra, Pavani e Castiello hanno sistemato una serie di stimolatori sulle dita delle mani di dieci volontari, cui era richiesto di attivare delle leve con i piedi quando percepivano un tocco sulle mani stesse. I ricercatori hanno potuto così appurare che la reazione è la stessa sia che lo stimolo (in questo caso una fonte luminosa) tocchi davvero una mano, sia che invece "invada" la sua ombra.